ROMA SPQR

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Ponte Garibaldi

 

Il ponte

 

Lunghezza: 120.40 m.
Larghezza: 23 m.
2 arcate in cemento armato

Il piano regolatore per la sistemazione di Roma approvò, nel 1883, la realizzazione di un ponte che unisse il rione Regola con quello di Trastevere. La necessità di questa costruzione scaturiva dall'insufficienza dei tre ponti che esistevano all'epoca, Cestio, Rotto e Sisto, nel congiungere le due sponde del fiume in prossimità di Trastevere

I suddetti ponti erano infatti considerati di larghezza eccessivamente limitata e con rampe di pendenza tali da rendere il transito difficile e pericoloso. Ad accentuare tale necessità contribuì anche la costruzione della stazione ferroviaria a Trastevere. Per tali motivi il Municipio di Roma decise, il 16 Maggio 1884, di realizzare un nuovo ponte che venne chiamato "Ponte Garibaldi", per la sua vicinanza al Gianicolo, teatro della difesa di Roma Repubblicana contro i francesi, nell'anno 1849. Il 5 giugno 1888 il ponte fu aperto al transito.

Nel 1953 fu sottoposto necessariamente ad un'opera di restauro molto accurata, perché, in seguito ad un controllo alle strutture scattò il segnale d'allarme: l'intensità del traffico si era ingigantita si molto a causa del grande sviluppo urbanistico della città a destra del fiume. Su progetto del prof. Krall e ad opera della società Ferrobeton, la struttura è stata sostituita da un manufatto costituito da due arcate a sesto ribassato e a tre cerniere, ognuna della luce netta di 55 m e realizzata con centine metalliche incorporate, tipo Krall-Ferrobeton. La larghezza venne portata a 23 m con sbalzi laterali e carreggiata di 18 m. La lunghezza veniva ridotta a 135 m.

In estetica il ponte ci ha rimesso notevolmente: le ringhiere-parapetto, semplici e lineari, non hanno nulla di artistico, a differenza delle precedenti, più accettabili e gradevoli allo sguardo del passante.

Una sosta nell'ora del tramonto sulla metà del ponte Garibaldi: la Roma del Gianicolo e di San Pietro appare avvolta in un cielo di fuoco che lentamente si spegne nel manto di velluto della sera, dopo essersi riflessa nelle acque del Tevere in cammino verso il mare.